domenica 11 febbraio 2018

Numeri e non percentuali

Qualcuno mi ha chiesto come mai in piena campagna elettorale sia rimasto per una decina di giorni senza scrivere nulla di politico nel mio blog. Me lo ero già domandato anch’io e mi ero accorto che la risposta è semplice: perché è vero che manca meno di un mese alle elezioni, ma è altrettanto certo che la campagna elettorale non è mai cominciata; e forse non comincerà mai. Siamo, invece, in piena campagna pubblicitaria; ma questa è tutt’altra cosa.

E d’altro canto, se è vero, com’è vero, che i partiti politici sono scomparsi per lasciare spazio a comitati elettorali, non si capisce proprio perché si dovrebbe parlare di politica portando via prezioso tempo e spazio alle réclame che puntano comunque alla conquista di un seggio, magari non seguendo la strada difficile di convincere gli altri di essere il migliore per occuparlo, ma seguendo quella più facile che consiste nel denigrare gli avversari.

Una campagna elettorale promette azioni tese alla realizzazione di obbiettivi ideali; una campagna pubblicitaria illude di regalare un mondo perfetto, ma senza minimamente essere capace di realizzarlo. E, infatti, anche se tutti parlano dei cosiddetti “programmi”, ci si rende conto che le enunciazioni in positivo non potrebbero essere più fumose e vaghe, oltre che pronunciate sottovoce, mentre quelle in negativo, che trasudano astio, se non odio, sono urlate e perentorie, anche se lontane da una realtà immaginabile al di fuori degli incubi che animano le menti di tanti impauriti.

Partiamo dalla destra i cui partiti, pur con diverse sfumature di truculenza, impostano tutta la loro propaganda sulla solleticazione della paura del diverso, come se per definizione il concetto di diverso fosse identico al concetto di cattivo; un diverso che non è individuato soltanto dal colore della pelle, ma anche dalla religione, dalla lingua, dagli orientamenti sessuali, da una certa propensione alla mitezza invece che all’arroganza che tra i giovani può diventare motivo di discriminazione violenta. L’ideale proposto è quello di un Paese in cui tutti siano perfettamente omologati e che la violenza sia assolutamente bandita per i diversi, ma assolutamente legittima, o quantomeno scusabile, per i detentori della purezza di quella parola che sembra essere tornata tristemente di moda: la “razza”. E coloro che sono disagiati, impoveriti, senza speranze? Che vedano, per favore, di non disturbare.

Diverso l’atteggiamento dei Cinque stelle che, con ogni evidenza, non impostano una campagna basata su obbiettivi ideali da raggiungere semplicemente perché non ne hanno. Datisi completamente al mondo informatico, ne sono diventati schiavi a tal punto che è su di loro che i sondaggi sortiscono il massimo effetto, visto che i loro orientamenti politici sono deliberatamente vaghi e vaganti proprio per poterli cambiare velocemente non appena il presunto orientamento rivelato dai sondaggisti indica una direzione nella quale sembra più facile raccattare voti. Su tutto, come sempre svetta il rispettabilissimo obbiettivo dell’onestà, ma al di là del fatto che l’accertamento dell’onestà altrui appare sostanzialmente diverso dall’accertamento dell’onestà propria, ci si dimentica che l’onestà dovrebbe essere il requisito minimo per tutti, pure per i non candidati, mentre da chi si appresta a governare un Paese ci si attenderebbe anche la competenza.

Il PD, a maggior ragione dopo la scelta delle liste elettorali, è ormai soltanto il partito di Renzi, tanto che mi riesce difficile chiamarlo ancora PD, per il timore di offendere l’idea con la quale quel partito era nato. E a Renzi interessa soltanto mantenere il proprio potere, piccolo o grande che sia, indifferentemente se all’interno di uno schieramento di maggioranza o di opposizione. Continua a cercare voti con regalie individuali di decine di euro che non si avvicinano neppure vagamente alla risoluzione di problemi strutturali, ma forse addirittura le allontanano. E tenta di non perderne addirittura tracheggiando sull'antifascismo. E la propaganda si basa sull’elencazione, spesso fantasiosa, se non perfino mitica, delle “magnifiche sorti e progressive” concretizzate negli anni del governo da lui direttamente guidato e di quello successivo, da lui eterodiretto. Di autocritica neppure l’ombra, come se le disuguaglianze non fossero aumentate a dismisura, come se curarsi non fosse diventato più costoso e, quindi, difficile, come se un posto di lavoro precario che impegna qualche ora a settimana fosse identico a un impiego a tempo pieno e indeterminato, come se fosse accettabile una scuola che ormai non dispensa più cultura a nessun livello, ma soltanto libretti di istruzione per vari lavori.

E veniamo alla sinistra che appare quella più silenziosa e rispettosa della necessità di silenzio altrui, mentre dovrebbe essere quella che parla di più, non di illusioni, ma di ideali. Parte dalla bella idea di unire le varie anime della sinistra, ma purtroppo i ritardi accumulati da coloro che ben prima avrebbero dovuto uscire dal partito di Renzi ha portato a lavorare per l’unità proprio mentre le elezioni inducono alla separatezza nella teorica difesa delle proprie peculiarità. Nasce con il commendevole ideale di riportare a votare tutti coloro che a sinistra si sono tanto stufati dei tradimenti perpetrati nei loro confronti da non andare più a votare, ma con questi astensionisti praticamente non parlano perché, dopo aver annunciato mille volte di voler dialogare con movimenti, associazioni e quella società civile, che prima o dopo di essere “civile” finirà per stufarsi, parlano con questa massa indistinta di astensionisti già assodati, o di futuri astensionisti soltanto in poche occasioni, e sicuramente mai quando davvero si tratta di decidere qualcosa perché come sui vecchi tram e come in tutti i partiti, il manovratore non va disturbato.


Manca meno di un mese al voto e difficilmente si potrebbe rimediare ai disastri finora compiuti, ma almeno tentar di far capire che ci si è sbagliati e che comunque si è capito che la strada giusta è un’altra, dovrebbe essere doveroso.

Cari partiti politici, anche se in parte preferite farvi chiamare in maniera diversa e anche se in realtà non siete più tali, se il 5 marzo, a scrutinio compiuto, guardaste ai numeri dei votanti e non alle percentuali, vi accorgereste che avrete perso tutti. E a moltissimi, anche e soprattutto a quelli che per arrabbiarsi ci mettono moltissimo, questa cosa potrebbe anche non importare se non fosse che con voi perde anche l’intera democrazia.

Tutti gli “Eppure…” li puoi trovare anche all’indirizzo http://g-carbonetto.blogspot.it/

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