sabato 13 agosto 2016

Se si guarda oltre novembre

Per una volta, dopo molto tempo, almeno su una cosa sono d’accordo con Massimo Cacciari. Tra le dichiarazioni da lui rilasciate in un’intervista a Repubblica, infatti dice che la sfida della sinistra PD a Renzi non deve basarsi sulla ricerca di un “Papa straniero”, ma di un gruppo dirigente con delle idee, che lavori in collaborazione per stilare un progetto sociale che riesca a convincere anche gli italiani che si sono allontanati dalla sinistra e dal voto. «Altrimenti – afferma – se la sinistra si limita alla ricerca di un leader finisce per scimmiottare Renzi che ha un’idea carismatica del capo». Finisce – aggiungo io – per scimmiottare la destra che da sempre ha confidato nell’uomo forte e che ha trovato in Berlusconi il primo che non si è vergognato di sovrapporre il proprio nome a quello del partito.

E da sottoscrivere in toto è anche la frase successiva: «Devono cercare una squadra e farlo in fretta, come si faceva nei vecchi partiti di massa: mettere insieme un gruppo di persone competenti». Esattamente il contrario di oggi, quando la caratteristica precipua per progredire nei quadri dei partiti è quella di saper dire sempre sì al capo.

Ma se su questo si può essere assolutamente d’accordo, è inevitabile sottolineare che questo pensiero appare del tutto scollegato dal resto, e quindi inutile, visto che il professore veneziano, in chiusura, afferma che lui voterà sì al referendum «anche se la mia – dice – è una scelta obtorto collo. In questo quadro – continua – votare No significa mettere un altro sassolino dentro la valanga che rischia di travolgere il Paese, dare un’arma in più a Salvini e compagnia».

Eppure poche righe più sopra aveva detto: «È giusto contrastare una deriva leaderistico–plebiscitaria che sta facendo danni in tutta Europa. Ma questa deriva viene da lontano, non la contrasti correggendo l’Italicum». Il fatto è che, secondo me, Cacciari non spinge il suo sguardo al di là del risultato del referendum di novembre e delle conseguenze che questo risultato avrà per Renzi nel caso di vittoria del No: le annunciate dimissioni del presidente del Consiglio pro tempore e una corsa della destra e dei grillini ad accaparrarsi il merito del successo.

Non è così, intanto - al di là del fatto che Renzi non può andarsene da palazzo Chigi quando vuole e chiudere la porta senza sottoporsi alle procedure costiutuzionali - perché è assodato che la prima spinta contro questa riforma costituzionale è arrivata da quella sinistra che non ha ancora dimenticato che il bene primario per un Paese è la democrazia e non l’incremento del Pil. Poi perché, nella deprecabile ipotesi che sia Renzi a vincere, i danni saranno terribili anche al di là del fatto che tutti i sondaggi sostengono che non sarà il PD a godere dei frutti avvelenati del nuovo assetto istituzionale. Cacciari finge di non vedere, infatti, che riforma costituzionale e Italicum, pur se formalmente apparentemente separati, in realtà sono strettamente connessi, sia perché ideati insieme, sia perché inutili l’una senza l’altro.

Se l’Italicum, infatti, pur con un altro nome, dovesse comunque attribuire al partito vincente una larga maggioranza alla Camera, i rischi di perdita di democrazia sarebbero perfettamente identici. Se, invece, una nuova legge elettorale non desse una maggioranza assoluta al partito vincente, la nuova ipotetica Costituzione si rivelerebbe un guscio vuoto, incapace di stare in piedi e adattissima a riportare gli italiani alle urne ogni anno perché renderebbe il Paese, ancora più spaccato, del tutto ingovernabile.

Se questo avventuristico progetto – come spero ardentemente – fallirà, forse all’inizio bisognerà pagare dazio ai Cinque stelle o alla destra, ma la sinistra avrà ancora la possibilità di tornare a operare su idee e valori e non soltanto sui nomi in una democrazia che assicura una pur faticosa alternanza non necessariamente tra due idee soltanto.

Per quanto mi riguarda – lo ripeto per l’ennesima volta – il mio sguardo va ben oltre Renzi e i suoi, del cui destino politico mi interessa poco o nulla, per andare ad appuntarsi su mia figlia, mia nipote e su tutti i loro coetanei che avranno il diritto di vivere in un Paese sostanzialmente democratico, come lo abbiamo avuto noi che di questo dobbiamo ringraziare i nostri genitori e i nostri nonni che hanno permesso che il primo gennaio 1948 entrasse in vigore quella Costituzione che fino a oggi ci ha permesso di uscire indenni dagli avventurismi di Craxi, Berlusconi e – speriamo – anche da quelli di Renzi.

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